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16 mar 2026
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La copertina

  • Dalla previsione perfetta a processi elastici. Oggi più che indovinare la domanda conta saperla assorbire

    di Giulia Betti
    In un contesto instabile pianificare non vuol dire più (solo) prevedere, ma governare l’incertezza. Il demand planning diventa la regia: da forecast rigidi si passa a una pianificazione per step settimanali, con soglie legate ai tempi di percorrenza e alle reali capacità dei fornitori. Con la logistica che fa da cuscinetto e sistemi di S&Op che riallineano mercato e fabbrica, il segnale può diventare azione prima che la domanda cambi di nuovo

Analisi

    Il demand planning deve riportare al centro la logistica. Come? Partendo dal calendario d’arrivo

    di Giulia Bruno
    La pianificazione deve partire dalle rotte: non dallo storico né da ciò che dice il marketing, ma da lead time reali che ordinano le priorità. Si comincia con un ciclo settimanale che traduce il forecast per origine e rotta, introduce soglie d’azione sugli slittamenti e affida a un responsabile di flusso l’allineamento tra acquisti, produzione e logistica. Il risultato? Meno cambi all’ultimo e scorte leggere dove la rotta è stabile, con protezioni mirate su rotte critiche
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Dal mondo

    Pianificare per fasce e standardizzare per soglie. Così la variabilità pesa meno e il re-plan si accorcia

    di Işık Biçer, Murat Tarakci E Ayhan Kuzu
    I direttori operations non devono ambire a prevedere perfettamente la domanda, ma piuttosto lavorare per intervalli di plausibilità. A ciascuno di questi vanno legate ex ante (poche) azioni, così a ogni scostamento corrisponde una decisione già scritta e si accorciano i tempi. E il ritmo fa la differenza: una ripianificazione breve e regolare — come sostiene questo articolo dell’Hbr — riallinea capacità, scorte e priorità senza stravolgere l’impostazione iniziale
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L'intervista

    Pelosin (F.I.L.A.): «Rispondiamo alla variabilità con business intelligence e flessibilità industriale»

    di Selene Seliziato
    Per il Coo della multinazionale «ormai la storia non si ripete più e ogni anno è diverso dagli altri»: per questo «prevedere la domanda è diventato sempre più complesso». La ricetta di F.I.L.A.? «Con la business intelligence anticipiamo i mutamenti del mercato e nel contempo lavoriamo sulla flessibilità di supply chain e produzione, sia riallocando risorse in base alla saturazione delle linee sia massimizzando la standardizzazione di semilavorati e prodotti, lasciando la personalizzazione a valle»
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I casi

    Aggujaro (Gervasoni): «Per garantire la personalizzazione gestiamo le varianti con il just-in-time»

    di S.Se.
    In un mercato sempre più variabile, l’obiettivo per l’azienda dell’arredo non è provare a prevedere tutto, ma «diventare più veloci e capaci a reagire». Per questo, spiega l’operations manager, «da un certo punto in poi della produzione realizziamo solo ciò che vendiamo e così teniamo bassi lead time e magazzini». Il rapporto coi designer? «Con un art director che li affianca e l’industrializzazione interna possiamo dare spazio alla loro creatività senza far esplodere la distinta base»
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    Nebbia (Preziosi Food): «Rispondiamo ai cambiamenti giornalieri con 16 linee di confezionamento modulabili»

    di S.Se.
    Parla il direttore operativo dell’azienda di snack salati: «Ricevendo ordini ogni giorno, è praticamente impossibile ottenere previsioni stabili di lungo periodo». Perciò Preziosi Food ha investito sulla fase di confezionamento: «Con 16 linee modulabili possiamo fare variazioni di programma anche in corso di giornata. Ma con un vincolo: l’assorbimento della produzione a monte, che non può essere ridotta»
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